E’ possibile in Italia superare lo scontro a tutto campo ormai imperante in politica? Sì se si ha a cuore il bene comune. C’è un esempio, naturalmente poco pubblicizzato sulla stampa sempre attenta, invece, a notizie pruriginose, cruente o comunque scandalistiche. Si chiama Intergruppo per la Sussidiarietà ed è nato nel 2003 come un tavolo di discussione bipartisan ideato per creare un dibattito trasversale sul tema della sussidiarietà, principio inserito nel nuovo titolo V della Costituzione e nelle direttive europee che ha rimesso in discussione i rapporti tra istituzioni e corpi intermedi della società. L’ obiettivo principale del lavoro dell’Intergruppo è promuovere l’iniziativa privata dei cittadini in forme di autorganizzazione per sperimentare un rapporto più evoluto fra programmazione statale e soggetti privati . Le diverse nature politiche dei promotori dell’Intergruppo ne fanno un caso singolare nel panorama italiano.
Il promotore, Maurizio Lupi, ha riunito inizialmente gli azzurri Luigi Casero, Angelino Alfano, Gianfranco Blasi, la senatrice Maria Grazia Sestini con Luca Volonté del’Udc , il diessino Pierluigi Bersani, Enrico Letta ed Ermete Realacci della Margherita, oggi PD. L’Integruppo conta, nella nuova legislatura, oltre trecento adesioni tra cui Linda Lanzillotta, Maurizio Sacconi, Massimo Alemanno,Vannino Chiti. La filosofia è quella di lavorare insieme, anche partendo da schieramenti opposti, su alcuni grandi temi: welfare, povertà e piccola impresa, per cominciare. Da qui le più importanti iniziative dell’Intergruppo, a iniziare dalla difesa dell’istituto del 5 per mille che si regge sul principio della libertà di scelta, ingrediente fondamentale per una corretta applicazione della sussidiarietà orizzontale; in questi giorni l’Intergruppo propone unanuova iniziativa, denominata «Controesodo» che punta, con 5 proposte di legge inserite in un unico pacchetto, a valorizzare i giovani talenti italiani all’estero e i talenti esteri che intraprendono percorsi di studio in Italia. Enrico Letta così l’ha speigata al Corsera: “l’idea di fondo è lavorare non sui cervelli ma sulle persone normali che se ne vanno e riescono a costruire imprese di successo altrove. A loro vorremmo proporre una sorta di scudo fiscaleper rientrare e impiantare la loro attività autonoma nella regione da cui sono partiti”. Nell’agenda dell’Intergruppo anche iniziative per favorire il lavoro nelle carceri o l’impiego dei disabili nelle cooperative. Infine la modifica del codice civile su associazioni e fondazioni.

