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Un aiuto vero per i lavoratori de “Il Focolare”

anzianiNel Consiglio comunale del 1° ottobre si discute la delicata questione della Casa di Riposo IL FOCOLARE, gestita per quarant’anni da un Ente Religioso che ritiene di non essere più in grado di continuare l’opera e ha licenziato una ventina di lavoratori.

Sul punto una doverosa premessa. A me non sembra il caso che si tratti in maniera differente il problema perché il datore di lavoro è un Ente religioso, tirando in ballo la carità cristiana, il Papa, ecc… come ha fatto il sindacato. I lavoratori di oggi non hanno più o meno ragioni di quelli licenziati dalla Telcom. Siamo di fronte ad un datore di lavoro che licenzia e, legittimamente, i lavoratori cercano di far valere i propri diritti. La vicenda va, dunque, letta nell’ottica del lavoro, senza guardarla attraverso la lente dell’appartenenza ecclesiale o, al contrario, quella dell’ideologia anticristiana. Altrimenti correremmo il rischio di fare pilotare la nostra attenzione e il nostro agire  secondo il nostro modo di guardare ai fatti e agli aspetti religiosi che devono, invece, rimanere estranei, come, mi pare, siano rimasti estranei durante il rapporto di lavoro e anche nell’interazione tra Ente Religioso ed Ente pubblico.

La maggioranza propone una delibera con cui impegna l’Amministrazione ad agire giudizialmente nei confronti dell’Istituto per il rispetto delle volontà di chi ha donato la struttura e ad approvare una variante al Piano Regolatore in modo da imporre un vincolo urbanistico sull’immobile.

Il Sindaco si è speso per la soluzione della vicenda, anche se gli organi di stampa hanno riferito di richieste dell’Amministrazione per avere “a titolo gratuito” la struttura; non è questo un argomento convincente nei confronti di chi quella struttura l’ha fatta vivere per quarant’anni e ha anche apportato dei miglioramenti nel tempo, senza mai contare sull’aiuto pubblico.

Infatti, per anni l’Amministrazione si è disinteressata del Focolare (e non solo l’ultima Amministrazione), probabilmente per l’idea, sbagliata, che il privato debba essere autosufficiente anche quando svolge un’indubbia funzione sociale. La funzione sociale di un’iniziativa privata è tale dall’inizio alla fine e non si può riscoprirla solo quando le cose non vanno per il verso giusto.

Il problema non nasce oggi, ma è cosa nota da tempo. Era noto che l’Istituto fosse in difficoltà e non potesse mettere a norma la struttura. Già da molti mesi la proprietà ha chiarito che non avrebbe potuto che vendere.

Rispetto a questa situazione nota, l’Amministrazione cos’ha fatto? Ha cercato di convincere le Suore con argomenti, alla prova dei fatti, non persuasivi. E’ evidente che è mancata la capacità di pensare un “piano B”.

Proporre una gestione mista o finanziare, anche in parte, le opere di adeguamento, poteva essere proposto per tempo. Così pure studiare soluzioni differenti per un’eventuale collocazione degli anziani e dei  lavoratori, coinvolgendo altri operatori pubblici (Regione, ASL, Comuni vicini) o privati (le cooperative che gestiscono la Casa di Riposo Pinto e l’assistenza domiciliare).

La delibera che viene proposta dalla maggioranza non risolve il problema più urgente: quello del lavoro perso. Il lavoro non sarà riconquistato da una causa del Comune contro l’Istituto Religioso.

A parte la considerazione che non vi è certezza dell’esito e neppure sui tempi di una causa civile, ci chiediamo: quale potrebbe essere la modalità di esecuzione di una sentenza favorevole? E quand’anche un giudice obbligasse l’Istituto a riaprire il Centro, potrebbe avvenire in una struttura non più a norma? Non sarebbero necessari altri tempi?

Peraltro, sostenendo l’inadempimento al “modus” da parte dell’Istituto, rientrerebbero in discussione i diritti degli eredi per i quali, però, mi sembra di capire, il vincolo non sussisterebbe.

Non siamo favorevoli neppure alla variante al Piano Regolatore Vigente. Infatti, se esiste, nell’atto di donazione, il vincolo “in perpetuo” della struttura a Casa di Riposo, la variante è perfettamente inutile. Se, invece, il vincolo contenuto nella donazione fosse cessato, l’apposizione del vincolo urbanistico sarebbe solo un atto ostile e dannoso nei confronti dell’Ente religioso che lo impugnerebbe senza esitare davanti agli organi della giustizia amministrativa. Peraltro l’immobile ricade già in “zona F” del Piano Regolatore e, quindi, è sufficiente confermare la destinazione urbanistica vigente per difendere l’interesse pubblico.

Ma siamo poi sicuri che l’Ente religioso non riesca a vendere a imprenditori che destinino ugualmente la struttura a casa di Riposo? In questa eventualità tutto il nostro discutere sarebbe inutile, ma resterebbe incerta la sorte dei lavoratori.

In ogni caso l’Amministrazione non può sostituirsi all’iniziativa del lavoratori, il giudice ordinario non può sostituirsi a quello del lavoro, per decidere se i licenziamenti sono legittimi o meno.

Di qui la proposta del Popolo della Libertà di un emendamento all’ordine del giorno che impegni la Giunta e il Sindaco non in improbabili giudizi ma ad avviare una verifica per l’immediato inserimento dei lavoratori presso strutture già operanti sul territorio e che si avvalgono normalmente delle figure professionali già impiegate presso Il Focolare.

E’ certo che serve un impegno di tutti per risolvere il problema però io credo che se veramente abbiamo a cuore le famiglie e il lavoro, dobbiamo, insieme, recuperare il tempo perso e attivare tutti i canali istituzionali e privati.


3 Commenti! Aggiungi il tuo ↓

  1. Livio #
    1

    La chiusura della Casa ed il disinteresse del Comune hanno portato ad Ostuni 2 problemi/emergenze sociali in più: 20 lavoratori senza un’occupazione e tanti anziani “senzatetto” probabilmente migranti verso altri Comuni.

    Questo dovrebbe portare gli amministratori ad arginare la situazione con urgenza anche con soluzioni provvisorie. Ma di fronte ad una doppia emergenza sociale un’amministrazione di sinistra non può solo utilizzare solo armi ideologiche o giudiziarie. Queste servono solo ad allontanare il problema nel tempo ed ad addossare le “colpe” ad altri.

    Non conosco se non superficialmente la situazione, ma penso che un qualsiasi “esperto” del settore potrebbe fornire numerose soluzioni. Persino i numerosi “consulenti” del settore dei Servizi Sociali potrebbero provare ad ipotizzarne una!

    Tutte le soluzioni ragionevole prevedono un impegno economico minimo del Comune.

    Se dovessi pensare ad una soluzione, la prima che mi viene in mente prevede un impegno economico e temporale limitato:
    il Comune potrebbe fittare il Focolore ad es. x 2 anni, ristrutturarlo a sue spese e cercare un partner privato (potrebbe anche essere l’attuale gestore del Pinto, in eterna prorogatio). L’ente Religioso avrebbe un minimo di entrata mensile e, se lo volesse, avrebbe 2 anni per trovare un acquirente disposto a continuare a mantenere una Casa di Riposo attiva ed a continuare una storia di 40 di buona assistenza.

  2. antonio molentino #
    2

    Caro Guglielmo abbiamo avuto modo di discutere in Consiglio ieri sera sul problema. Come ben sai, quindi, sono favorevole all’azione giudiziale. Non mi dilungo, pertanto, sugli aspetti prettamente giuridici perchè siamo su posizioni diverse. Voglio, invece, rilevare che le responsabilità dell’ente religioso sono tante ed anche gravi. Parto dal commento di Livio così rispondo anche alle tue considerazioni sul tema: Caro Livio le suore non sono disponibili a nessuna trattativa. Quest’ultime hanno un solo interesse : Vendere. Qualunque trattativa di natura diversa non trova il loro favore e consenso. A tutto ciò aggiungi che il prezzo fissato per la vendita ammonta a milioni di EURO. L’ente religioso, inoltre, in questi anni non aveva certamente bisogno di aiuti \ economici\ da parte delle istituzioni locali perchè l’attività non ha mai conosciuto periodi di crisi. Il bilancio , in buona sostanza , è nettamente in attivo. Quindi la causa principale della chiusura è la carenza di vocazioni. A me pare che tale motivazione sia priva di significato. Ma vi è di più: Il SOLARI è un bene ricevuto in donazione con l’unico scopo di aiutare gli anziani di Ostuni. Con spirito caritatevole le sorelle potevano benissimo percorrere le strade indicate da LIVIO e rispettare la volontà del donante. Preferiscono, invece, vendere a milioni di EURO. Rilevo, infine, che l’ISTITUTO Religioso non può essere paragonato a qualsiasi impresa privata italiana per due ragioni: 1) Le imprese italiane licenziano e chiudono l’attività , principalmente, per perdite. In questo caso , come dicevo, il bilancio è in attivo; 2) L’isituto religioso ha ricevuto con donazione ( gratutitamente) un bene che , a loro dire, vale milioni di EURO con l’obbligo di assistere gli anziani di OSTUNI. Trattasi di Donazione indiretta anche a favore dei cittadini Ostunesi i quali non possono permettersi di perdere tale importante servizio per \ carenza di vocazioni\.

  3. Livio #
    3

    Caro Antonio, anche gli enti religiosi quando sono privi di vocazioni sono costretti a ragionare come un qualsiasi ente privato.
    Se non ci sono Sorelle a cogestire, servono più dipendenti. Più dipendenti, sono più costi!
    Da “esperto” o presunto tale, ti dico che con i prezzi lì praticati (che sembrano alti, ma non lo sono) ed il n° di anziani ospitati, una struttura privata potrebbe avere serie difficoltà di gestione soprattutto se deve adeguare l’organico e se deve fare ristrutturazioni. Per questo motivo le aziende serie che hanno contattato l’Ordine si sono fate indietro.

    Ti prego di non accusare l’Ordine di mancanza di spirito caritatevole. Hanno gestito per tanti anni una struttura in maniera superlativa ed assolutamente caritatevole a prezzi inferiori al mercato. Per il fatto che forse ora vogliano monetizzare, bisogna tener presente che ormai, purtroppo, queste sono le uniche fonti di reddito per gli ordini religiosi.

    Rispetto a quello che mi dici tu, che cozza un pò a quanto riferitomi da ambienti vicinissimi alle Suore, ma il Comune ha fatto mai una proposta seria e formale (di acquisto, scambio o fitto) all’Ordine religioso?

    Se si, dimmi cosa gli è stato proposto, così magari cambio idea circa cosa abbia veramente e concretamente fatto il Comune per salvare dipendenti e casa di riposo.



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