Il 2011 è stato l’anno della crisi finanziaria che, lasciati gli Stati Uniti, si è riversata in Europa. Solo un’ideologica miopia può portare a dire che la crisi è solo dell’Italia o della Grecia ed è colpa dei governi appena sostituiti. A tutti sono chiesti sacrifici, ma nessuno assicura che serviranno a salvarci da una nuova povertà: ci sarebbe da disperare se ponessimo la nostra speranza nella economia o nella finanza.
La crisi è, invece, una grande occasione per ciascuno. Oggi, conti alla mano, ognuno deve scegliere quale sia la priorità per sé; è costretto a rendersi conto del valore di cose che teme di perdere, come il lavoro. Sottopongo ai miei ventiquattro lettori due fatti: sono calati i consumi alimentari a Natale mentre, a fine novembre, era aumentata la raccolta della Colletta Alimentare in favore dei poveri. Letti insieme,questi dati rivelano che gli italiani hanno capito benissimo la situazione e scelgono con generosità. La storia degli italiani è fatta di generosità, intelligenza, creatività e capacità di sacrificio; tutte doti esaltate da secoli di educazione cristiana; il vero rischio di non farcela, questa volta, lo intravedo proprio nell’impoverimento morale del nostro popolo. La colpa è dei troppi cattivi maestri. Se nel mondo i cattolici sono ancora perseguitati, nella quasi indifferenza generale, in Italia si continua ad attaccare la Chiesa dimenticando il contributo spirituale e sociale che ha dato alla nostra storia; se ci aggiungiamo le politiche immediatamente successive all’unità d’Italia, si comprende che chi ancora oggi agita la bandiera del laicismo lo fa per un preconcetto o, al più, per ignoranza.
Chi fa politica deve preoccuparsi di perseguire la giustizia per il popolo. In ogni schieramento politico c’è chi è potenzialmente in grado di farlo e, superare contrapposte ideologie, in Italia ha voluto spesso dire scrivere pagine importanti e decisive, come nei dopoguerra, nell’Assemblea Costituente e negli anni di piombo.
I cattolici di tutti gli schieramenti hanno il compito decisivo di sostenere la ripresa dell’Italia senza inventarsi nulla e riscoprendo le proprie radici, i propri ideali e principi. Difesa della vita, scuole libere, competizione e meritocrazia nelle università, aiuto alle imprese che creano occupazione, semplificazioni nella burocrazia, collaborazione con il non-profit, difesa dell’ambiente, eliminazione del clientelismo e dello spreco di denaro pubblico: dovrebbero essere gli obiettivi comuni di tanti e si fa fatica a registrare che ancora non si sia trovato il coraggio di perseguirli in unità e con decisione.

