Quando viene la sera triste, dal cuore schiacciato, senza perché, la consolazione sta ancora nel consueto pensiero che neanche la sera gaia, ebbra, esaltata ha un perché – se non forse un incontro già fissato, una idea balenata nel giorno, una cosetta che poteva non essere. Cioè, ti consola il pensiero che nulla ha un perché, che tutto è casuale. Strana cosa. Su un altro piano questo pensiero è agghiacciante. Il volubile colore dei tuoi umori lo sopporti in quanto futile. Ciò presuppone un enorme ottimismo, una fiducia nel semplice accadere. Fin che le cose accadono soltanto, e non c’è nulla sotto, tu stai tranquillo. È la rinuncia epicurea, è il quieto vivere. Possibile?
Cesare Pavese (Il mestiere di vivere)


Pavese, il mio autore preferito, insieme a Charles Peguy, Cormac McCharthy, Arthur Koestler e Richler Mordecai. I fantastici cinque. Gli unici all’altezza di Dostojesky. Per capire perche’ basta leggere il post che hai scritto. Una bellissima riflessione sul senso necessario al vivere per vivere. Cinque differenti modi e scritture diversissime per dire che l’uomo cerca la verita’ e non si acquieta mai. L’unica passione vera e’ per il vivere. Il mestiere di vivere. L’ideologia “sucks” Come direbbe Mordecai R. Per dire una porcata in inglese.