Ostuni che lavora (2)
L’Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Ostuni ha voluto replicare a quanto lamentato dal PDL di Ostuni e pubblicato su questo blog (v. Ostuni che lavora). Bontà sua, ritiene che la polemica sulla gestione della Casa di Riposo “Pinto” sia “demagogica, strumentale, sterile e personale” e che non tenga conto degli interessi collettivi. Per quanto ci riguarda, giammai chiedere il rispetto di un contratto pubblico di appalto può considerarsi un fatto “demagogico, strumentale, sterile e personale”; anzi è compito di chi amministra verificare se chi gode della fiducia dell’Ente ottempera agli impegni assunti. Quanto “agli interessi collettivi”, rileviamo che l’Assessore Moro ritiene che possano essere difesi in danno dei lavoratori: è un’idea di bene comune che non condividiamo. La qualità del servizio che l’Assessore rivendica è uno degli obblighi assunti dalla cooperativa, insieme al rispetto dei contratti collettivi; sul rispetto di questi, si pronuncerà il Giudice del Lavoro e basta avere pazienza. Non si può dire che il servizio è fatto bene e poi ignorare che chi lo esegue riceve con cinque mesi di ritardo una paga ferma a sette anni prima; si chiama “giustizia sociale” e, con buona pace dell’Assessore, non è “demagogica, strumentale, sterile e personale”. In ultimo, è doveroso chiarire che non c’è alcun interesse privato di rappresentanti del Popolo della Libertà nella gestione del servizio del Pinto. L’insinuazione di Moro è tanto volgare quanto grottesca, se si pensa che nel Consiglio di Amministrazione della cooperativa che gestisce il “Pinto” siede un consigliere comunale ostunese di maggioranza: come si vede, la verità è testarda e spiega i fatti molto meglio che le fuorvianti e imprudenti illazioni dell’Assessore Moro.
IL POPOLO DELLA LIBERTA’ di OSTUNI

