L’11 novembre si è tenuto il Consiglio comunale di Ostuni. Pubblico di seguito l’intervento che ho svolto a nome del Popolo della Libertà con riferimento alla Linee programmatiche del Sindaco. In altro post pubblico il resoconto del Consiglio e i tanti commenti a questo intervento.
I
Grazie Presidente!
Nella seduta del 1° ottobre, la maggioranza non volle anticipare la discussione delle linee programmatiche, poste all’ultimo punto dell’ordine del giorno e posposte a tutti gli argomenti come se, conoscere le linee programmatiche del Sindaco, non fosse prioritario rispetto ad approvare gli indirizzi per la nomina di rappresentanti del Comune, le variazioni di bilancio, le ratifiche di delibere, la salvaguardia degli equilibri di bilancio e il Piano Casa.
L’ora tarda e la conseguente totale assenza di cittadini tra il pubblico, oltre alla presenza tra i banchi dell’opposizione del solo gruppo del PDL, ci indusse a rinviare la discussione sulle linee programmatiche, pure approvate come il Regolamento impone.
Non riteniamo però questa una discussione accademica, ma vogliamo cogliere l’occasione per dire alla maggioranza e alle altre opposizioni quale politica e quale amministrazione vorremmo per Ostuni.
A tale proposito non possiamo che ribadire la nostra contrarietà al programma elettorale del candidato sindaco Tanzarella, riproposto in forma sintetica, sotto forma di linee programmatiche, dal Sindaco eletto.
La nostra non è una contrapposizione figlia solo della antitesi di partito e di pensiero politico. Contestiamo il merito di molte scelte e contestiamo i metodi; lo abbiamo detto in campagna elettorale e lo ripetiamo anche oggi, puntando i riflettori su quello che in campagna elettorale è stato oscurato dai mezzi di informazione, per dare spazio al fantomatico progetto del Porto e all’installazione di una centrale nucleare alla quale non crede neppure chi ha manifestato contro.
Per la quarta campagna elettorale consecutiva il centrosinistra ha annunciato la volontà di approvare il Piano Urbanistico Generale; abbiamo motivo di credere che questo argomento sarà presente anche nei prossimi programmi elettorali e non per le ripetute modifiche di normative regionali. Noi riteniamo che l’approvazione del Piano Urbanistico darebbe armonia e certezza circa lo sviluppo di Ostuni, potrebbe indirizzare meglio gli investimenti degli imprenditori, anche convincendo a differenziarli e, soprattutto, servirà a ridistribuire la ricchezza, evitando il mercato, delle aree in “odore di lottizzazione”.
Il Piano generale degli Impianti Pubblicitari attende di venire alla luce da quindici anni ed è una gestazione decisamente troppo lunga, per non interrogarsi sul perché di questa situazione e su come sia possibile che i cartelloni pubblicitari siano invece aumentati e si sia creato un enorme contenzioso tra il Comune e i privati che si sono rivolti alle Ditte proprietarie degli impianti pubblicitari, in larga parte abusivi, come già da anni il Difensore Civico ha denunciato.
Si è persa traccia, invece, del Regolamento per i restauri e le ristrutturazioni previsto per il Centro Storico: correva l’anno 2002 quando fu conferito l’incarico.
La zona 167 è completamente sprovvista di servizi e, quattromila abitanti, attendono di avere anche solo una farmacia.
Come lo stesso Sindaco ha ammesso, diverse opere pubbliche, pur da tempo programmate, sono in notevole ritardo e altre, tra quelle realizzate, soprattutto con riferimento alla viabilità, evidenziano una certa superficialità progettuale, come nel caso della rotonda sulla Ostuni – Villanova, all’altezza del Cimitero. Anche la scelta di pavimentare di porfido rosso alcuni marciapiedi di Ostuni, a ridosso del Centro storico, è discutibile, dal momento che non vi è alcun collegamento architettonico e urbanistico tra il materiale, la colorazione utilizzata e le zone interessate dall’intervento.
La vicenda del Porto di Villanova resta in sé misteriosa e aspettiamo che il Presidente del Consiglio comunale dia seguito alla nostra richiesta di una Conferenza dei Capigruppo perché l’Amministrazione riferisca sul punto.
Con riferimento alle Politiche Sociali non riteniamo sufficienti i preannunciati ma misteriosi “interventi anticongiunturali”. I provvedimenti anticongiunturali sono di chi naviga a vista e non fa che affrontare il contingente. E’ esemplare la vicenda de “Il Focolare”, gestita come emergenza, che è sempre figlia della poca lungimiranza.
Noi chiediamo un intervento nuovo che non risolva un’emergenza ma stabilisca un principio.
Oggi le famiglie beneficiano di alcuni aiuti (canoni di locazione, primo figlio ecc.). Questo tipo di aiuti non tiene presente che ci sono famiglie, pur bisognose, che possono avere altre esigenze, non coperte da questi sussidi. Chiediamo che sia introdotto un “buono sociale” in favore delle famiglie in gravi difficoltà economiche, da spendere in servizi, non necessariamente offerti da Enti pubblici, secondo le singole necessità familiari. Questa può essere una richiesta da avanzare all’interno del Piano Sociale di Zona. L’Ambito Territoriale con Fasano e Cisternino parte tra tante liti di potere, ma non ha ancora mostrato il senso e la bontà del suo esistere. Anche l’assistenza domiciliare, infatti, stenta a decollare.
L’idea di turismo rappresentata nelle linee programmatiche è assai vaga e non potrà portare alcun beneficio se non ci saranno investimenti da parte di privati. Questi investimenti vanno incoraggiati ed è necessario avere la forza e il coraggio di non guardare solo al capitale degli imprenditori ostunesi, ma di allargare lo sguardo e favorire investimenti di grandi imprenditori.
Sempre per quanto riguarda il turismo, l’eterno problema della destagionalizzazione può essere vinto con la realizzazione di un’opera pubblica che noi proponiamo: il Palazzo dei Congressi e un’Area – Fiera che possa ospitare manifestazioni fieristiche e quegli appuntamenti congressuali e turistici, nel periodo novembre-aprile.
Inoltre, se davvero si vuole “rafforzare il concetto di prodotto turistico” come risultato di un’interazione tra pubblico e privato, l’Amministrazione non può rimanere inerte davanti all’agonia della Fieramostra che va ripensata e rilanciata eventualmente anche con un accentuato aiuto pubblico.
Anche la collocazione dei mercati rionali va ripensata perché la loro ubicazione è avvenuta in aree non attrezzate e crea grossi problemi di traffico; è il caso del mercatino nella zona 167, collocato in mezzo a due scuole con grande disagio di tutti. C’è troppa improvvisazione in questo settore: bisogna individuare zone della Città meno interessate dal traffico e attrezzarle per ospitare queste attività. Scelte così importanti devono poi essere sempre assunte ascoltando il parere degli operatori del settore e delle associazioni dei consumatori.
Come si vede, non esprimiamo solo giudizi negativi su quello che non è stato fatto o è stato fatto male, siamo e saremo propositivi per migliorare la nostra Città.
Abbiamo già dato prova di questo.
Abbiamo approvato la delibera relativa al Piano Casa e quella relativa al Patto di stabilità. Approveremo le opere pubbliche che rechino effettivo beneficio e diano lustro alla Città; già oggi proponiamo l’approvazione del restauro di questa Sala che, forse simbolicamente, è rammendata in più punti con “soluzioni provvisorie”, proprio come le giunte che ci amministrano.
C’è tanto da fare. Da parte nostra, saremo prodighi di idee e proposte di cose che vanno fatte insieme. A cominciare dal dare più sicurezza agli ostunesi.
Questa ultima questione non si è risolta con quattro arresti alla vigilia della campagna elettorale e, purtroppo, ne abbiamo avuto di recente ripetute e preoccupanti prove.
Il problema è una cultura di illegalità diffusa che ormai dilaga e attecchisce maggiormente nelle situazioni di degrado sociale.
Il degrado sociale si combatte soprattutto con l’educazione dei giovani e favorendo la creazione di posti di lavoro. Purtroppo nelle linee programmatiche poco o nulla abbiamo letto al riguardo. Non una parola sulle politiche locali di integrazione degli immigrati, presenti in numero sempre superiore. Non una parola sul ruolo, per noi fondamentale, che il “terzo settore” può svolgere anche nel campo dell’educazione.
La legalità si ripristina, al livello dove ci è consentito immediatamente intervenire, ristabilendo, prima che sia troppo tardi, la politica dei diritti e dei doveri e dimostrando più ossequio per le regole.
Approveremo quei provvedimenti che creino posti di lavoro e all’insegna della libertà di impresa, concorreremo propositivamente alle modifiche dello Statuto e dei regolamenti esistenti e alla approvazione dei nuovi e invochiamo, al riguardo, un reale coinvolgimento della società civile.
Anche ad Ostuni è il momento di pensare ad una “fase costituente”, attivando le consulte di settore, aumentando le occasioni di confronto e scrivendo con chiarezza regole e principi, correggendo le storture che si sono già evidenziate.
Abbiamo cercato di spiegare in campagna elettorale la necessità di amministrare secondo il principio di sussidiarietà orizzontale che può diventare anche un metodo di governo e, qualora applicato, renderebbe gli ostunesi protagonisti della vita cittadina, al di là del momento elettorale.
Occorre affermare il pluralismo e la democrazia, questo metterebbe fine ai tanti, troppi casi di cattiva gestione della res publica. Ed è su questo punto che le note si fanno più dolenti.
Si pensi alle perenni proroghe nella gestione degli appalti, alle gare di riservate alle imprese già operanti in Ostuni con legami troppo intimi con organi importanti dell’Amministrazione. Si pensi ai contratti di collaborazione e agli incarichi per candidati “trombati”, si pensi alle delibere di giunta assunte con assessori già decaduti. Si pensi alle lottizzazioni approvate nella scorsa primavera nell’imminenza di una campagna elettorale.
Questo solo per snocciolare quanto avvenuto negli ultimi tempi, senza scomodare un passato altrettanto inquietante.
Noi vogliamo bene alla nostra Città e non proviamo alcun piacere nel vederla decaduta e decadente. Per questo proponiamo una “fase di dialogo” e riscrittura condivisa di statuto e regolamenti.
Naturalmente, se questa proposta non dovesse essere accettata ne trarremo ogni conseguenza.
II
Ci è però fin d’ora chiaro che le regole da sole non bastano. E’ evidente che si tratta anche di condividere l’esigenza di ripensare il rapporto di ciascuno con il potere, tra le forze politiche antagoniste e, invero, anche all’interno dei partiti.
Da questo punto di vista non siamo contenti del clima politico che si respira in Città. La sinistra ostunese fa bene a parlare di rischio per la democrazia in Italia, fa bene perché così distoglie gli occhi da quello che avviene tra le mura domestiche.
Si pensi all’esclusione, che perdura ormai da fine maggio, della testata “Puglia Press” dalla rassegna stampa comunale; ci chiediamo dove sia la famosa libertà di stampa di cui la sinistra si fa paladina. Si pensi all’aggressione verbale nei confronti del nostro consigliere dott. Saponaro nel giorno della proclamazione degli eletti, per il quale nessun consigliere di opposizione ha speso una parola di solidarietà.
Cambi di casacca e sconfessione pubblica delle proprie idee, assessori a tempo determinato, giunte con la data di scadenza, veti personali, inevitabili malcontenti, improbabili coalizioni nobilitate dalla parola “laboratori”: sono tutti frutti cattivi della politica, ostunese e non solo, di questi anni.
E’ un modo di fare fine a se stesso e che, prima o poi, presenta il conto amaro. Infatti, la classe politica ostunese, anche quella vincente che assume di essere invincibile, è ignorata fuori dalle mura cittadine. L’ostunese presente nella prima Giunta Vendola non è mai stato indicato dai partiti e meno che mai dai politici locali; nessun ostunese è stato ritenuto degno di ricoprire la carica di assessore nella giunta Ferrarese. Ad Ostuni gli appetiti sono così insaziabili che il Sindaco ha presentato la Giunta dopo oltre due mesi dall’elezione, costretto a chiedere pubblicamente scusa alla Città per il ritardo da guiness dei primati. L’elezione del Presidente del Consiglio comunale è avvenuta a quasi quattro mesi dalle elezioni e non senza affanni. Il Presidente del Consiglio è stato duramente attaccato il giorno della sua elezione e nessuno del suo partito si è disturbato a difenderlo politicamente, né in Consiglio, né sui mass media.
Manca la percezione che ci sia, nei diversi partiti e dai diversi protagonisti, una reale ricerca del bene comune, pur mille volte sbandierato.
Il bene comune si persegue in democrazia, innanzitutto, con il rispetto delle Istituzioni e delle idee di tutti.
Alcuni episodi, evidenziano che siamo distanti nel modo di intendere la politica e le istituzioni democratiche.
Il ruolo del Presidente del Consiglio comunale è stato oggetto di trattative private invece che di aperta discussione nella sede deputata, cioè il Consiglio stesso.
La maggioranza si è arrogata il diritto di scegliere il rappresentante della minoranza nell’Ufficio di presidenza e lo ha fatto deliberatamente. Dire che il “Regolamento lo consente” è una giustificazione risibile e lo ha detto pubblicamente anche il segretario del Partito Democratico in una trasmissione radiofonica. E’ altrettanto sleale dire che non ci sia stato dialogo per colpa dell’opposizione, dal momento che il nome del candidato di minoranza era stato indicato il 3 agosto in Consiglio comunale.
L’amministrazione comunale ha poi inteso prendere le parti di un partito e di un consigliere di minoranza nel giudizio amministrativo nel quale si cerca solo di stabilire l’esattezza di un conteggio che dai verbali elettorali risulta incomprensibile. Anche qui è stato impropriamente detto che quest’intervento sarebbe in difesa di atti compiuti da organi dell’amministrazione. Io ricordo che l’Ufficio Elettorale Comunale aveva licenziato gli stessi risultati posti alla base del ricorso di Continelli e non aggiungo altro.
Vogliamo, invece, commentare la circostanza che quasi tutti i consiglieri di maggioranza del Partito socialista e delle liste civiche hanno partecipato e, di fatto, determinato l’esito del voto alle primarie del Partito Democratico.
Per noi è un caso analogo a quello della vicepresidenza del Consiglio. Noi riteniamo che, benché consentito dal Regolamento, in questo caso congressuale, sia un’anomala interferenza. Pensate se ognuno potesse andare a votare nei congressi di tutti i partiti.
Ascrivo naturalmente alla goliardia l’isolata partecipazione al voto di qualche noto sostenitore del centrodestra che non ha fatto altro che evidenziare la paradossalità del sistema.
Non è solo una falla nel sistema delle primarie che consente ad azionisti interessati di acquistare (a 2 euro) le quote di questo o quel partito. Significa che un Partito abdica a scegliere in proprio un segretario o una linea politica tra i propri elettori e lascia che siano gli elettori concorrenti a scegliere.
Si ripete spesso che il centrodestra dovrebbe imparare la democrazia dal centrosinistra; io credo che questo sia il caso in cui si deve imparare dagli errori e questo, secondo me lo è. In ogni caso, anche nel Popolo della Libertà è stata avviata la fase delle adesioni e ho fiducia che si possano presto eleggere democraticamente i nostri rappresentanti, naturalmente senza “violazioni di domicilio”.
Naturalmente l’esito delle primarie del Partito Democratico avrà delle ripercussioni sulla politica ostunese. Anche le prossime elezioni regionali porteranno dei cambiamenti e non crediamo che si limiteranno alla preannunciata alternanza di assessori. Non bisogna essere veggenti per saperlo. Abbiamo già un ricco elenco di probabili candidati di tutti gli schieramenti. Saremo spettatori interessati di quello che accadrà nell’altra metà campo e, ancor di più, protagonisti dinamici di quello che avverrà nella nostra.
III
Il Popolo della Libertà di Ostuni non è impegnato solo nella formazione della lista per le Elezioni regionali, ma è soprattutto impegnato a costruire un partito che possa essere un’alternativa credibile nella nostra Città.
Per quanto ci riguarda, dobbiamo naturalmente partire dal risultato elettorale che è indiscutibile e che è l’esito non solo di anni di governo clientelare, ma anche di un’opposizione debole. Sapere onestamente riconoscere questo è il primo segno per cominciare a costruire.
Svigorito nelle ragioni ideali di alcuni suoi principali interpreti, distratto dalle divisioni per un potere che non c’è, indebolito dalle sconfitte elettorali anche nelle elezioni amministrative e regionali, il centrodestra ostunese si è effettivamente disperso in soggettivismi che vanno superati in fretta.
Oggi serve un partito, il Popolo della Libertà, che non sia più la somma di confusi individualismi e velleitari progetti personali.
Abbiamo l’obbligo di costruire, senza ulteriori indugi, una partito più solido, grande e partecipato, quindi democratico. Un partito dove chi professa le nostre idee possa sentirsi a casa e mai ospite indesiderato o sopportato.
Ma la costruzione non reggerebbe se non ci fossero le fondamenta che, nel nostro caso, sono gli ideali e i valori nei quali ci riconosciamo: dignità della persona, libertà, responsabilità, eguaglianza, giustizia, legalità, solidarietà e sussidiarietà.
E’ necessaria una capacità di dialogo e di valorizzazione, di sintesi delle diverse personalità, sensibilità e provenienze politiche. E’ un compito gravoso, ma avvincente.
Di fronte alla Città e alla classe politica ostunese prendiamo l’impegno di portare avanti il progetto di un Popolo della Libertà che diventi punto di riferimento per tutti i moderati ostunesi e, in questo modo, una reale proposta alternativa per il governo della Città; è una responsabilità politica e morale che assumiamo; lo dobbiamo agli elettori, a chi ha pensato e voluto il partito e anche a quanti, in cuor loro, pensano o sperano, un giorno, di potere essere protagonisti, anche se oggi sono su sponde diverse.
Ostuni ha bisogno di più soggetti politici forti.
Anche l’estinzione politica di una parte della sinistra ostunese è un dato preoccupante. Ostuni ha visto tanti uomini e donne, militanti del Partito Comunista, insieme o contrapposti ai cattolici, essere a lungo la coscienza critica della nostra Città. Un patrimonio di idee e persone è andato disperso e il disimpegno di tanti ha l’amaro sapore della resa.
Lo diciamo da avversari politici: ad Ostuni serve una sinistra degna della sua nobile storia; servono uomini e donne che, orgogliosamente, antepongano gli ideali alla ricerca del potere a tutti i costi.
Serve qualcuno che maturi un’idea diversa della politica anche all’interno della maggioranza scelta dagli elettori: non è mai troppo tardi.
Aspettiamo fiduciosi segnali da qualcuno che sappiamo non saper essere subalterno a nessuno; attendiamo che qualcuno sia protagonista in Consiglio e magari in Giunta così come lo è stato in campagna elettorale.
Sappiamo, possiamo, dobbiamo fare tutti meglio.
Anche il Sindaco, al quale, al di là dei tanti eccessi che sempre abbiamo condannato, riconosciamo coerenza politica, qualità rara nella sua stessa maggioranza. Ora può, se vuole, mostrare anche di sapere andare oltre le alchimie e i calcoli a cui è spesso costretto dalla sua stessa politica; è nelle condizioni di perseguire una politica per il bene reale di tutto il popolo, prima di approdare a quei traguardi più prestigiosi che, per una giusta ambizione, ritiene di meritare.
Prima di ogni altra cosa, noi auguriamo a tutti di essere autenticamente liberi.
Liberi dagli interessi privati, liberi dai piani di lottizzazione, liberi dal consenso a tutti i costi, liberi dal favore, promesso o da rendere, liberi dalle gare e dai concorsi dagli esiti facilmente prevedibili, liberi dalle finte tessere di partito, liberi dal ricatto degli incarichi e dei contratti di collaborazione e, in generale, dall’odioso ricatto del lavoro che non c’è e per il quale si è disposti a tutto, anche a violentare le proprie idee.
Noi chiediamo “più libertà per Ostuni” e per questo ci batteremo, insieme a chi ha lo stesso semplice ma sincero sentimento di amore per la nostra Città.
Grazie.
Ostuni, 11 novembre 2009

