La vita del cardinal Federigo Borromeo è descritta da Alessandro Manzoni ne I Promessi Sposi come un ruscello che scaturito limpido dalla roccia, senza stagnare né intorpidirsi mai, va limpido a gettarsi nel fiume. La vita è il paragone delle parole, aggiunge poi l’autore, e quella di Federigo fu coerente, fondata sulla roccia. È la coerenza tra vita e parole che viene spesso a mancare oggi. La crisi culturale e spirituale che stiamo vivendo ci rende deboli, incerti sui valori da assumere e da difendere, impacciati nella fedeltà agli impegni presi. Tuttavia, non mancano mai nella storia esempi cui guardare. Il 6 giugno, a Varsavia, avrà luogo la beatificazione di padre Jerzy Popiełuszko, “ucciso in odio alla fede” dal regime comunista. Un esempio non solo per la Chiesa e la Nazione Polacca, ma per tutti. In un’intervista all’agenzia Zenit, la madre del sacerdote, cappellano di “Solidarnoś ć”, racconta la fede del figlio, animato da una particolare venerazione per la Vergine. In un’omelia del maggio 1984 così si espresse: “La verità è un fattore molto delicato dell’intelletto umano. Dio stesso ha posto nell’uomo la tensione alla verità, perciò in ogni uomo esiste il naturale desiderio della verità e il rifiuto della menzogna. La verità è sempre legata all’amore e l’amore è esigente; l’amore vero richiede sacrificio e, quindi, anche la verità deve costare. Una verità che non costa niente è una menzogna. Vivere nella verità vuol dire essere in sintonia con la propria coscienza. La verità unisce sempre gli uomini e crea rapporti nuovi.” Padre Jerzy ha vissuto, fino al martirio, l’amore alla verità dentro la concretezza del suo operare per contribuire a una società giusta, in cui l’essere umano venisse rispettato nei suoi diritti fondamentali. Parlando al Pontificio consiglio per i Laici, il Papa ha detto che il “contributo dei cristiani nella politica è decisivo solo se l’intelligenza della fede diventa intelligenza della realtà”. La fede è uno sguardo sulla realtà in grado di penetrarla nel profondo. Per questo non la si può accantonare per dare spazio a compromessi “democratici” o, come ha ricordato il Papa, non si tratta di adeguare il Vangelo al mondo, ma di attingere dal Vangelo quella perenne novità, che consente in ogni tempo di trovare le forme adatte per annunciare la Parola che non passa, fecondando e servendo l’umana esistenza.
Già la Gaudium et spes (76) ricordava che è compito della Chiesa “dare il suo giudizio morale anche su cose che riguardano l’ordine politico, quando ciò sia richiesto dai diritti fondamentali della persona e dalla salvezza delle anime … utilizzando tutti e solo quei mezzi che sono conformi al Vangelo e al bene di tutti, secondo la diversità dei tempi e delle situazioni”. Un incoraggiamento a procedere sulla strada della testimonianza, guidati dalla Dottrina Sociale della Chiesa, sempre chiara sulla linea della difesa della dignità umana, della sussidiarietà e della solidarietà.
(Popiełuszko “Non si può uccidere la speranza” a cura di Annalia Guglielmi, ed ITACA)

