(Nico Silletti)
L’elezione dell’esponente del Partito Democratico Giovanni Epifani a Consigliere Regionale impone adeguate riflessioni sul voto ed alcune doverose considerazioni di natura politica.
In primo luogo per il risultato ottenuto si può sicuramente parlare di un successo personale del candidato dovuto soprattutto alla sua capacità di inserimento nel territorio provinciale atteso che, per la sua elezione, sono stati essenziali e determinanti i voti ottenuti al di fuori della città di Ostuni.
Il gioco di squadra che nella nostra città è stato messo in atto dall’alleanza ormai organica fra il Partito Democratico e la componente socialista facente capo al sindaco Tanzarella non ha prodotto i risultati dovuti ed al contrario è andato sicuramente al di sotto anche delle più pessimistiche previsioni.
La coalizione di centrosinistra forte dei 13.500 voti ottenuti nelle ultime amministrative, il sindaco Tanzarella, tutta la giunta ed i diciotto consiglieri comunali, hanno appoggiato la lista del Partito Democratico e, forse con l’eccezione di un solo consigliere, tutti hanno sostenuto, o almeno hanno dichiarato di farlo, il candidato locale.
Il risultato di tale dispiegamento di forze ha prodotto soltanto 4443 voti per la lista del Partito Democratico, poco meno del dato delle comunali del solo PD, poco più del risultato di quel partito alle europee, mentre il dato relativo al candidato è stato di appena 3.139 preferenze.
Anche a voler pensare che buona parte di quei 13.500 voti siano finiti nei 2005 ottenuti dal partito Sinistra Ecologia e Libertà ed un migliaio siano andati ad altri candidati della lista del PD, nel computo totale mancherebbero ancora migliaia di voti che la macchina organizzativa non ha saputo, potuto o voluto intercettare.
Il fatto più evidente è che il progetto politico della coalizione che guida la città sembra valido solo per l’amministrazione comunale e non per elezioni e situazioni di valenza superiore.
Se negli anni precedenti questo dato non è stato così evidente per la compresenza di più candidati riconducibili alla stessa coalizione di centrosinistra, in questa occasione l’identificazione coalizione, partito e candidato non ha permesso alternative ed il risultato si è rivelato in tutta la sua contraddittorietà.
Alla fine dei conti al candidato Epifani sono andati i voti tradizionalmente raggiunti dal collaudato ed affiatato gruppo “ex Rinnovamento Puglia” a cui si sono aggiunti quelli di rappresentanti e consiglieri entrati a far parte della corrente facente capo al sindaco di Bari Emiliano.
A questi vanno sommati una manciata di voti portati dalle altre componenti del PD e quelli provenienti dall’area socialista, con ogni probabilità complessivamente inferiori ai circa mille voti che distanziano Epifani dal primo dei non eletti.
L’altro aspetto politico rilevante è che c’è stato un consolidamento a sinistra di quei partiti e movimenti che già dal giugno scorso erano in una posizione critica nei confronti della maggioranza di governo, che pur in presenza di un sostanzioso calo dei votanti hanno ottenuto nell’insieme (SEL – I.D.V- FEDERAZIONE DELLA SINISTRA PUGLIA PER VENDOLA) quasi un raddoppio dei voti rispetto alle comunali.
È un dato questo che va oltre l’autorevolezza del candidato di Sinistra Ecologia e Libertà e che probabilmente in un futuro molto prossimo potrebbe portare ad uno spostamento a sinistra dell’emisfero del centrosinistra ostunese.
Con simili conclusioni in altri tempi ed in altre circostanze un partito della valenza del Partito Democratico avrebbe richiesto ed ottenuto una immediata verifica nella maggioranza che amministra la città per approfondire se il lavoro delle forze di coalizione venga svolto a beneficio di un progetto comune o se lo stesso sia destinato in un prossimo futuro a disperdersi in mille rivoli troppo lontani dal percorso originario.
Il centrodestra dal canto suo pur in affanno per la sonora sconfitta avuta nelle amministrative comunali, è riuscito ad inserirsi nella debacle della coalizione Tanzarella ed ha riconquistato buona parte dell’elettorato perduto.
A parte il risultato di qualche lista dell’ultimo momento che serviva più a soddisfare l’ambizione e l’autocompiacimento personale ma che non nulla portava a quel progetto di insieme che invece è necessario al centrodestra ostunese, il P.d.L. grazie anche ad una frantumazione interna che ha posto in concorrenza i sostenitori dei diversi candidati è riuscito a superare la soglia dei 4.000 voti attestandosi finalmente su di una percentuale in linea con i valori nazionali anche se ancora al di sotto delle sue potenzialità e delle aspettative del suo elettorato.
Buono il risultato della dottoressa Magli candidata locale del PdL che pur essendo stata fatta partire in ritardo e malgrado sia stata presentata unicamente come il prodotto del rispetto delle quote rosa, ha raggiunto le 2000 preferenze, quasi tutte prese ad Ostuni.
1839 preferenze in una città dove buona parte dei rappresentanti del PdL ha preferito sostenere candidati in “odore di elezione” per meglio posizionarsi in prospettiva della vera costituzione di questo partito, sono un dignitosissimo risultato per un candidato fuori dalle strutture organizzate.
Comunque un dato complessivo molto valido per tutto il PdL che da questo risultato deve partire cercando di superare le diversità e le lotte intestine per creare un progetto ed una classe dirigente autorevole e credibile in grado di costituire una valida proposta al dopo Tanzarella.
Un progetto ed una classe dirigente che possano e sappiano riportare all’interno del PdL sia i voti ottenuti da quelle liste che dopo le regionali non avranno più motivo di esistere sia quelli che nelle amministrative vengono attratti dal centrosinistra locale fino ad ora molto più concreto e credibile del centrodestra.
Ultimo dato da menzionare il risultato dell’UdC che non ha sfondato pur con i nuovi innesti dello scorso inverno e si è attestato sulle posizioni tradizionalmente ottenute nelle varie ultime elezioni.
Probabilmente è stato penalizzato dalla razionale quanto crudele teoria del voto utile, ma anche dal fatto che ad Ostuni questo partito dalle elezioni di giugno in poi, non ha ancora collocazione ben definita e spazia da una debole opposizione ad una velata contiguità con la maggioranza perdendo i consensi di chi lo vorrebbe più combattivo e non guadagnando quelli di chi invece lo vorrebbe più filogovernativo.

