Il deficit del bilancio regionale costringe la Giunta Pugliese, guidata da Nichi Vendola, a inaugurare una stagione di contenimento della spesa che trova il suo punto forte nel piano di rientro, attualmente in fase di rimaneggiamento dopo la bocciatura, da parte del Ministro dell’Economia Tremonti, del primo documento redatto dai tecnici regionali.
I punti forti del piano riguardano la razionalizzazione della spesa sanitaria, attraverso la chiusura dei piccoli stabilimenti ospedalieri e di diverse Unità Operative.
Mentre le prime indiscrezioni giungevano addirittura a ipotizzare la chiusura di 6 degli 8 ospedali della provincia di Brindisi, la bozza di piano ora in circolazione prevede la chiusura immediata dello stabilimento ospedaliero di Cisternino, indica per l’anno 2011 la chiusura dello stabilimento ospedaliero di Mesagne e lo spostamento delle attività presso la struttura di San Pietro Vernotico e, infine, la riallocazione/accorpamento di diverse Unità Operative e servizi. In particolare, per quanto riguarda il Presidio Ospedaliero Ostuni-Fasano-Cisternino, si prevede lo spostamento del polo materno infantile (strutture di Ginecologia e Ostetricia e Pediatria e Neonatologia) dallo S.O. di Ostuni a quello di Fasano.
Per discutere delle prospettive della sanità in provincia di Brindisi e nella città di Ostuni il Popolo della Libertà ha promosso un tavolo di lavoro con gli operatori del settore, inaugurato 6 agosto 2010 nell’incontro pubblico presso la biblioteca comunale di Ostuni, guidato dal Consigliere regionale Piero Iurlaro, dal Capogruppo in Consiglio Comunale Antonio Galizia e dal coordinatore cittadino Guglielmo Cavallo. Nell’occasione si sono succeduti diversi interventi, soprattutto degli operatori del settore, ma anche di sindacalisti, politici e semplici cittadini. Nel corso dell’estate sono stati recepiti nuovi contributi che, insieme con quelli ascoltati il 6 agosto, consentono di delineare gli impegni che il Popolo della Libertà di Ostuni chiede al Governo Regionale nella fase di realizzazione del Piano di rientro.
Chi ha a cuore le sorti di un popolo deve operare per evitare quella situazione di profondo conflitto sociale che, al contrario, sembra già in atto e descritta dall’acronimo inglese Nimby (not in my back yard, va bene ma non a casa mia). Non è animando un conflitto sociale che vede Ostuni contro Fasano, Ceglie contro San Pietro Vernotico, tutti alla disperata ricerca di mantenere un ambulatorio, un reparto o dieci posti letto, che si persegue il bene comune.
Tanti piccoli ospedali non garantiscono gli standard di qualità dell’assistenza, l’expertise e sono esposti a maggior rischio di errori clinici. Tuttavia, il processo di de-ospedalizzazione e di riorganizzazione della rete ospedaliera deve essere ispirato a due elementi cardine, di cui non si trova traccia nel piano del governo Vendola: il perseguimento degli standard di qualità e di appropriatezza dell’assistenza e il potenziamento della rete dell’assistenza primaria, dai Medici di Medicina Generale agli ambulatori specialistici e alla continuità assistenziale.
Un piano che vede come suo punto qualificante la razionalizzazione (una parola difficile che si traduce brutalmente in “taglio”) è un piano che nasce già vecchio e che ignora i principi basilari di governo clinico che dovrebbero ispirare la programmazione sanitaria. Infatti, diverse esperienze nazionali e internazionali hanno dimostrato che tagliare indiscriminatamente non genera risparmi ma acuisce i problemi, mentre un autentico risparmio deriva unicamente dalla promozione dell’appropriatezza, che significa “dare quello che è necessario per chi ne ha autenticamente bisogno”.
Chiudere il Polo Materno Infantile dell’Ospedale di Ostuni a vantaggio della struttura fasanese significa operare in contrasto con le politiche di qualità e di appropriatezza. Infatti, si trasferiscono attività chirurgiche che per loro natura hanno una forte componente di urgenza o di emergenza a un polo dove l’attività chirurgica è del tutto residuale, dove la dotazione umana e strumentale dei blocchi operatori è tutt’altro che adeguata ai requisiti e agli standard di funzionamento. Il governo regionale sembra aver dimenticato l’esistenza di un Progetto Obiettivo Materno Infantile, che fissa gli standard di qualità delle strutture di Ginecologia e Ostetricia e Pediatria e, invece di constatare il mancato soddisfacimento degli standard da parte del polo materno infantile fasanese, in ossequio al politico di turno, decide di sopprimere il polo della città di Ostuni.
Un punto caratterizzante del piano è quello legato all’adozione del modello dell’housing, ovvero l’internalizzazione del personale delle aziende attualmente in service (pulizie, guardiania, cucina, ecc). L’unica giustificazione che possa reggere tale scelta è la ricerca del consenso elettorale, mentre qualsiasi modello economico saprebbe descrivere i suoi effetti dannosi a medio e lungo termine sui bilanci delle aziende sanitarie. Inoltre, mentre si internalizzano gli addetti ai servizi non sanitari, si taglia in maniera brutale il turn-over dei medici e degli altri professionisti sanitari, costringendo i nostri giovani medici a emigrare al nord e riducendo gli organici già sofferenti degli ospedali e dei servizi territoriali.
Il piano contiene un errore di impostazione: quello di voler razionalizzare la spesa solo sulla base dei numeri, trascurando il “fattore umano”; cioè le persone che necessitano dell’assistenza ospedaliera e il personale in servizio negli ospedali con le problematiche e le professionalità già esistenti che non possono essere trascurate, ma devono essere riconosciute e valorizzate secondo un criterio meritocratico.
Il piano latita di prospettive senza le quali si favorisce un complessivo svilimento dell’offerta di servizi sanitari nella Regione.
L’idea di un nuovo grande ospedale “Brindisi Nord” è, allo stato, pura utopia e gli amministratori regionali ne sono coscienti. La scelta più lucida e razionale è quella di puntare sul potenziamento dell’Ospedale di Ostuni per il quale la stessa Regione ha investito negli ultimi tempi ingenti somme. Una volta ultimati i lavori di ampliamento, l’Ospedale di Ostuni avrà tutti i requisiti per diventare l’ospedale di riferimento della zona nord nella provincia di Brindisi, anche in considerazione della ulteriore possibilità di espansione e della posizione geografica privilegiata.
Il Popolo della Libertà di Ostuni ribadisce la richiesta di impegno che ha già trovato forma negli Ordini del Giorno approvati nelle sedute del Consiglio Comunale ostunese del 16 giugno e 6 agosto.
Negli ultimi tempi si sono succedute diverse iniziative che vanno nel senso indicato dal Popolo della Liberà di Ostuni: una petizione popolare con oltre duemila firme raccolte, la costituzione sul social network Facebook di un gruppo che ha raccolto già oltre mille adesioni e, infine, anche la presa di posizione degli amministratori del Comune di Carovigno contro la chiusura dei reparti di ostetricia e pediatria nell’Ospedale di Ostuni.
Una classe politica non autoreferenziale dovrebbe essere più attenta alle istanze che provengono dal popolo e non sottrarsi al confronto nascondendosi dietro le decisioni di burocrati che disvelano, invece, opzioni politiche illogiche e deleterie.
Il Presidente della Regione, l’Assessore alla Sanità e tutti i consiglieri regionali brindisini vengano a spiegare sul territorio e in dibattiti pubblici le logiche delle loro scelte: capiremo così se e quanto siano ragionevoli.
per il Popolo della Libertà di Ostuni
il Coordinatore cittadino
Guglielmo Cavallo

