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Analisi del voto

urna elettoraleL’esame del voto serve per cercare di capire e giudicare  quanto gli elettori hanno voluto indicare ai partiti; vi offro le mie riflessioni sperando che siano spunto per un dibattito.

L’astensionismo – I fiumi di veleno che scorrono nella politica e, ancora più in generale, nelle Istituzioni, sono all’origine dell’elevato numero di elettori che si sono rifiutati di andare a votare. Lo sport nazionale dei media è quello di gettare fango su tutto e tutti, minando autorevolezza e credibilità di un numero crescente di protagonisti della vita pubblica. La magistratura fa la sua parte, in un modo che sta diventando imbarazzante. Il cittadino medio perde le sue certezze e non si fida più di nessuno. Esiste, se si vuole, il rimedio: stima per l’avversario, rispetto dei ruoli, stop alle campagne di odio e spirito costituente per le riforme da approvare, per il bene comune.

Il successo della Lega Nord – Si capisce il successo della Lega se si ascolta qualcuno che al Nord vive immerso nella quotidianità e non sotto campane di vetro, salotti buoni, redazioni giornalistiche o pensatoi vari. La Lega dice quello che la maggioranza delle persone pensa. L’avanzata in Emilia Romagna e in Toscana si commenta da sola: anche quelli di sinistra votano Lega; sono diventati razzisti, xenofobi, egoisti e quant’altro o c’è qualche problema che sfugge alle solite analisi degli intellettuali? L’altra novità è che, passato il tempo dei Borghezio e degli Speroni, la Lega propone persone nuove, credibili e con riconosciute capacità di governo (Zaia e Cota).

Il PD – Bersani, dopo poco tempo dalla sua elezione, è già alle corde. Il partito lo critica e non sembra dargli tempo per una rivincita; per cercare qualche protagonista nel fronte  antiberlusconiano, bisogna guardare alla Bonino, a Di Pietro, a Vendola o a Grillo; nessuno di questi si riconosce nel PD che, ormai, vince solo le sue primarie.

Berlusconi – Il Presidente del Consiglio è criticatissimo, sembra essere la causa di tutti i mali italiani. Lo giudicherà la storia più che i giudici, per ora gli elettori lo premiano. Gli ultimi dieci giorni di campagna elettorale (manifestazione di Roma e tour per l’Italia) lo rilanciano. Mi ha colpito molto vedere sul palco di Roma una classe politica fatta di facce nuove e donne. Lo stesso non si vede nelle manifestazioni del PD. Il leader è indiscusso, ma  la politica berlusconiana ha consentito a tanti giovani (in politica si è giovani fino a cinquant’anni) di emergere (Alfano, Gelmini, Mauro, Lupi, Scopelliti, Chiodi, lo stesso Fitto di cui dirò avanti). Dall’altra parte il PD brucia le sue figure emergenti con inquietante velocità (Illy, Bassolino, Rutelli, Melandri, Veltroni, Franceschini) sono caduti nel dimenticatoio per lasciare spazio ai “semprevecchi” Fassino, Bindi, Turco, D’Alema, Marini etc.).

Fini – Il Presidente della Camera è fra gli sconfitti. L’elettorato del PDL non lo comprende più da tempo. Le sue nuove tesi sui valori della famiglia e della dignità della vita lo fanno sembrare un aspirante leader del PD. Io condivido solo la sua richiesta di strutturare in modo democratico il partito; bisogna iniziare a votare anche nel PDL (e senza liste bloccate). Inutile dire che se si votasse oggi vincerebbe sempre Silvio; in ogni caso Alemanno, Formigoni, Frattini, Tremonti e Sacconi rappresentano oggi molto meglio di Fini il Popolo della Libertà.

UDC – E’ stato veramente determinante solo nel Lazio e, indirettamente, in Puglia. Inseguire le poltrone piuttosto che seguire gli ideali alla lunga non paga.

Vendola – E’ un paradosso della politica. Perde il congresso del suo partito e lo sfascia per rifarne un altro identico. Governa tanto male da indurre il PD a non ricandidarlo alla presidenza della Puglia. Incanta il popolo smarrito della sinistra e vince le primarie – farsa. Riceve il secondo assist in cinque anni da Fitto e vince ancora. Può essere un leader nazionale? Non lo so, ma prima di diventarlo dovrà comunque  scalare i vertici del PD senza farsi triturare. Si fa presto a dire.

Fitto – Cinque anni fa regalò un paio di liste a Vendola rifiutando alleanze con vecchi tromboni. Perse per poche migliaia di voti, travolto, va anche ricordato, da un’ondata antiberlusconiana. Quest’anno non ha voluto subire l’accordo con l’UDC (reo di avere regalato le province di Taranto e Brindisi alla sinistra). Ha perso ancora. Senza Fitto, Vendola sarebbe oggi un aspirante leader nazionale? Penso però che nonostante tutto e in considerazione della giovane età, Fitto possa rifarsi (sbagliando si impara).

PDL di Brindisi – Marcello Rollo e Giuseppe Marinotti non sono stati confermati consiglieri regionali; al loro posto sono stati eletti, com’era prevedibile, Maurizio Friolo e Piero Iurlaro, “sponsorizzati” dai parlamentari locali (Saccomanno e Vitali). A loro gli auguri di buon lavoro, in vista di un congresso che si preannuncia molto combattuto.

Ostuni - Il risultato delle elezioni ad Ostuni è quanto mai contraddittorio. E’ stato eletto Giovanni Epifani, noto imprenditore edile, sostenuto da tutta la maggioranza (Sindaco, civiche e socialisti compresi), ad eccezione di Sergio Montanaro del PD che ha voluto appoggiare la candidatura di Fabiano Amati, risultato il più suffragato del PD. Il risultato del PD è però deludente rispetto alle forze impegnate (27,72%  rispetto ad un teorizzabile 60% di partenza o, comunque, al 46,09% del 2005). I voti delle liste e le preferenze espresse per candidati che si oppongono apertamente  all’asse Epifani-Tanzarella rappresentano oggi la maggioranza della Città.  PDL e i satelliti (La Puglia prima di tutto, UDEUR, DC e I Pugliesi) fanno segnare il 41,39% , mentre  UDC e IO SUD  raccolgono l’11,65%. I Vendoliani di ferro (SEL, Sinistra e Ambiente, Di Pietro)  che non sono Tanzarelliani  registrano complessivamente il 16,73%. Dunque la maggioranza consiliare di Ostuni esce sconfitta politicamente ed è salvata solo da Epifani che conquista oltre duemila preferenze fuori Ostuni. Senza questa incredibile performance forse staremmo già pensando alle Comunali del 2011. Il centrodestra ostunese torna ad essere la prima forza politica della Città. Il PDL passa dal 19,46% (Forza Italia + AN) al 25,45% le altre liste a sostegno di Palese raccolgono il 15,96%, mentre cinque anni fa le altre liste che sostenevano Fitto avevano raggiunto il 19,46%. L’UDC passa dal 6,48 del 2005 al 7,33%.

Il PDL a Ostuni – 4.070 voti sono un bel risultato dal momento che l’affluenza è stata bassa. All’interno del centrodestra e, soprattutto,  nella lista del PDL si è creata una sana competizione tra i sostenitori dei candidati; di qui il buon risultato che serviva per dare entusiasmo e sicurezza. Donata Magli raccoglie in Ostuni oltre il 53% delle preferenze del PDL e, per chi conosce bene gli equilibri del PDL e la genesi delle candidature,  è un risultato molto significativo.  Anche l’ottimo risultato di Gianfranco Coppola nella lista I Pugliesi, di fatto espressione del PDL, fa ben sperare per il futuro.

Scenari locali futuri - A sinistra dovranno iniziare a pensare con molta attenzione alla successione del Sindaco Tanzarella. Avremo forse qualche segnale nei prossimi mesi con il preannunciato rimpasto della Giunta e, forse, con il definitivo passaggio nel PD dei socialisti ostunesi. L’ottimo risultato di Franco Colizzi può incoraggiare una parte della sinistra che sembrava essersi dileguata a tornare protagonista. Insomma, tira aria di primarie. Nel centrodestra dovremo preoccuparci di aggregare, ponendo fine alle sterili lotte intestine. I primi interlocutori dovranno essere i sostenitori de La Puglia prima di tutto e I Pugliesi. L’UDC, nella sua attuale rappresentanza è l’alleato naturale con il quale proporsi per il governo della Città.


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