
Nel decennale della morte di Bettino Craxi si è aperto un dibattito sulla sua figura storica che, grazie ad un ordine del giorno proposto dal consigliere comunale Vito Semerano che voleva intitolare una via di Ostuni all’ex leader socialista, si è riproposto anche nel Consiglio comunale di Ostuni.
E’ stata l’occasione data ad ognuno dei consiglieri e ai gruppi politici, per riflettere sul rapporto fra ideali ed esercizio del potere, rivivere alcuni ricordi, esprimere un giudizio storico.
Nell’intervento che ho svolto a nome del PdL, ho sottolineato che un giudizio sulla vicenda umana e politica di Bettino Craxi non è serenamente possibile se, oltre all’operato politico del Craxi Presidente del Consiglio e segretario del P.S.I., non si riflette anche sulle vicende giudiziarie che ne oscurano ancora oggi la figura.
In questo senso, prima di liquidare Craxi come un “latitante” o un “delinquente”, bisognerebbe calarsi nel periodo storico della metà degli anni Ottanta e inizio anni Novanta e ripensare a come le inchieste giudiziarie venivano svolte, non solo dal Pool di Mani Pulite. Bisognerebbe ricordare che persino il Presidente Scalfaro censurò il “tintinnare delle manette”, bisogna ricordare che alcune indagini, ma meglio sarebbe dire il modo di condurle, portò ai suicidi di personalità del mondo imprenditoriale e politico. Io non dimentico lo show mediatico di Carra in manette, la diretta non-stop del processo Enimont, lo sgrammaticato pm assurto a salvatore della patria, il Parlamento di indagati, le intercettazioni pubblicate sui quotidiani, gli arresti che si rivelarono, all’esito dei processi, inutili. La giustizia giacobina che offriva al popolo le teste dei potenti è stata una pagina nerissima della storia recente d’Italia. Come ogni rivoluzione fondata sul moralismo, anche quella di Tangentopoli ha avuto solo il compito di sostituire i potenti, senza introdurre alcuna novità positiva, tanto è vero che il finanziamento dei partiti non è stato modificato e, per contro, è pericolosamente in discussione la separazione del potere politico da quello giudiziario.
Si può tranquillamente dire che Tangentopoli non ha estirpato in alcun modo il malaffare e ci ha lasciato in eredità un “modo di fare ingiustizia” che faticheremo a debellare. I giudici protagonisti di inchieste politico-giudiziarie catapultati in Parlamento, il gossip giudiziario con le inutili pubblicazioni di intercettazioni, le fantasiose costruzioni giuridiche del “concorso esterno” e basate sul “non poteva non sapere”.
Invito tutti a leggere la lettera scritta dal Presidente Napolitano alla vedova Craxi: è uno scritto che non è stato troppo pubblicizzato, ma che inizia a rileggere la storia di quel periodo senza faziosità. Merce rara oggi.


Bravo Guglielmo, ottimo intervento. Ti invito a pubblicare la lettera di Napolitano.